Tradizioni , Amore per la propria Terra , Ieri come oggi ?
Io ero bambino. Mia sorella e i miei fratelli , per loccasione , tornavano ad esserlo . Il Pacco dalla Calabria era clamorosamente anonimo , eppure inconfondibile . Tutto stretto nelle cordicelle bianche, tutto compresso nella carta dura , color arancio-legno , ma profumava ancheda fuori.
Lo apriva mamma Cesarina , noi figli attorno , papà un passo indietro. Tempo di Natale , tempo di dolce , gli zii mandavanoda giù a Roma un assaggio di calore.
Via un po della pagliuzza bianca , quella per attutire i colpi, e spuntava il torrone nero a barchetta , quello che solo a Polistena ; un tuffo della mano e arrivavano a poglia , a pitta , a mpignolàta , il torrone bianco coi pistacchi ; in un angolo , ben imbacuccata per non confonderla col resto, la forma grande di provola.
E che ridere , che gioia , e tutti al telefono, a dire che bello , grazie,auguri. Di fretta , perché erano gli anni del boom economico, ma il telefono costava caro ad una famiglia affollata. E a voce alta , perché ti veniva sempre così quando volervi farti sentire vicino vicino , mentre le parole andavano lontano lontano , lungo i fili.
Odori , sapori , tradizione , amori : era questo il cuore del rapporto di Francesco Laruffa , mio padre con la nostra terra.
Essere sempre giù , anche se non fisicamente. Per anni e anni mio padre ha interrotto di colpo un pranzo , una chiacchierata , una lettura ( magari non una partita a carte) per andare ad appuntare unidea per una poesia , per fare una verifica su una parola del futuro dizionario , per controllare con una telefonata una antica filastrocca o uno sperduto canto religioso.
Passione vera , impegno pressoché totale . Un obbiettivo chiaro : non disperdere gesti e parole , colori e sfumature, il ricordo di un tempo andato o che stava per andarsene.
Oggi, agli inizi del terzo millennio , e dopo la morte di Francesco Laruffa ,la sensibilità di chi amministra la vita e la cultura di Polistena consente la ristampa del suo Dizionario Calabrese-Italiano (1986) e di alcune poesie contenute nelle sue due raccolte : Poesie di ieri (1969) e Nu filu doru (1971)
A un ragazzo calabrese , o a un signore calabreseche non si sia mai interessato di questi argomenti, proporrei di leggere le pagine del dizionario Calabrese Italiano come le ho lette io , calabrese che e sempre vissuto a Roma : con curiosità , spiluccando qua e la come in una collezione di piccoli racconti.
Chissà se in qualche parte della Calabria si fa ancora qualcuno dei giochi citati ( a decine ) nel dizionario ?Piruni e ccamminàti , minna vegnatù , coddarùni , anchissincòna , pizzitànguli . Giochi semplici di strada conditi da cantilène e filastrocche .
Giochi di bambini che si facevano cumparedhi , tenendosi legati con i mignoli e soffiando al vento un pelo delle ciglia ; che avevano ascoltato tavolette di grillicon gli occhi scarzìdi, piccoli e furbi ; che sciorinavano indovinelli sullo zipàngulu , il cocomero; che chiamavano le dita cominciando dal mignolo: picciridhu , hjuri danèdhu, cchiù grandi i tutti , adiccafriscàtuli ( leccapolenta ) , scacciapidòcchi.
Bambine e bambini che coi primi amori avrebbero cominciato a dire , mabbattarìja u cori , ( mi palpita il cuore ), ormai diventati ragazze e ragazzi , che avrebbero cominciato a emozionarsi assieme anche per sirinijàri , ( star fuori di notte a cielsereno a godersi il freschetto .
E chissà se ci sono appressamenti così minuscolida chiamarli arrocculatina i ciucciu , giusto lo spazio che lasino si prende quando si rotola per terra . O se i contadinichiamano ancora catamìsii dodici giorni dal 13 al 24 dicembre, dalle condizioni meteorologiche dei quali si pronosticava landamento dei dodici mesi dellanno.Se esser su tutte le furie e abballàri sulu .Se impicciarsi è ancorajiri videndu quali furnu fuma.Se nel giovedì grasso gioviddì di lardalòru , si ricorda ancora che , tanto tempo fa , le famiglie veramente povere , quelle che non potevano comprare carne neanche per quella festa , per averne un po davano in cambio al macellaio un figlio come garzoncello , per un certo periodo di tempo.
Se ci si ricorda che esisteva addirittura un verbo , cammaràri , per indicare il mangiar carne nei giorni proibiti dalla chiesa; che il matrimonio era dupru , doppio , se due fratelli sposavano due sorelle ; che un soldo senza valore era mpomparàllu , ma anche papalinu ; che solo il capofamiglia , nel passato tagliava a tavola u pani.
Società gonfia di religiosità e , come è facile intuire , anche del suo contrario .Nel dizionario troverete gli scongiuri delle fattucchiere contro il malocchio , per il sole e contro il singhiozzo ; il giuramento dei mafiosi : scarcagnòssu .Mettere in chiaro le cose è : scumbogghjàri i Crucifìssa ; quellutinam che si che in latino ci ha fatto penare al liceo( voglia il cielo che ), regge il congiuntivo anche in calabrese e si dice : sarripòzza .Religiosità affettuosa: la Madonna dellItria, venerata a Polistena , è Madonna du focarèdu , perché celebrata a luglio, col caldo.
Non solo memoria , però. E vero che due ragazzi che oggisi salutano dandosi il cinque , give me five , sbattendo le mani , nonpensano chejettàri u cincu significava rubare, e non dicono che la pancia fa zucuzùcu , quando rumoreggia perché è vuota. Ma è anche vero che gran parte delle parole del dizionario sono ancora in uso , così come indubitabile che la tenerezzao la malinconia delle poesieche leggerete sono state , sono e saranno sensazioni di sempre.
I zippuli , è a modo suo un racconto ; nu filu doru , U circhiu , sono del brividi. Pecchì ciangìa , un gioco , una sorpresa.
Quella di Francesco Laruffa è poesia del popolo , ma non populista scrive linsigne linguista Tullio De Mauro , che nota anche varianti e voci che non ci sono in altri Dizionari . Riconoscimenti importanti.
Ma Importante in questi anni è stato anche sentirsi dire da chi avvicinava qualcuno della mia famiglia : Sapete, quella parola mi ha fatto venire in mente quella persona particolare.
Insomma , memoria ma non per tenere la testa sempre voltata indietro. Memoria per guardare avanti in modo più consapevole , per imparare . Giustamente la via che Polistena ha voluto dedicare a mio padre sichiama Via Maestro Francesco Laruffa. Francesco Laruffa ( come mia madre ) ha speso una vita nella scuola : maestro , direttore didattico. Dai bambini ha impararato il gusto del futuro.